Zombie contro zombie

VOTO ****

Zombie contro zombie Poster

T.ALTERNATIVO: One Cut of the Dead
T.ORIGINALE:  Kamera o tomeru na!
REGISTA:      Shin'ichirô Ueda
NAZIONE:     giappone
ANNO:        2017
GENERE:      j-horror, commedia horror, splatter
DURATA:      96 min

SANGUE         •  •  •
TRASH       •  •  •    •
VIOLENZA        •  •  •
SESSO       •  •  •  •  •
PAURA       •    •  • 
SORPRESA     •  •  •  •
WEIRD       •  •  •  •  •
TRAMA

Lo spettatore si trova catapultato in un deposito abbandonato, dove stanno avendo luogo le riprese di un horror semi-amatoriale sugli zombi. Quando alcuni zombi veri e propri irrompono nell'edificio, troupe e attori dovranno strenuamente lottare per la sopravvivenza. Il regista invece, convinto di trovarsi davanti l'occasione attesa da una vita, continuerà a girare il tutto, senza stacchi né censure. Perlomeno fino al momento in cui succede qualcosa di inaspettato, sorprendente... ed esilarante.

 ATTENZIONE SPOILER I primi 40 minuti sono il girato senza stacchi del film sugli zombi, i restanti 56 riguardano la delirante realizzazione di tale pellicola (commissionata dalla tv giapponese).
COMMENTO

Data la particolarità di questo film, è impossibile non parlarne senza fare riferimento a quello che succede nella seconda e rivelatoria parte, per questo l'avviso spoiler.
Ieri sera sono andato a vedere questo film al cinema (in una sala deserta, che ospitava solo il sottoscritto), incuriosito dalla risonanza che ha avuto e non posso che confermare ciò che è stato detto in giro per il mondo: wow, finalmente un film horror innovativo, realizzato con una miseria per giunta! La prima cosa che ho pensato allo scorrere dei titoli di coda (quelli veri, eh! scorrono ben tre volte nel corso del film!) è stata: mi avete proprio fregato, lo ammetto, mai mi sarei immaginato una risoluzione del genere.
 ATTENZIONE SPOILER Già perché ti siedi sulla poltrona in sala e ti trovi improvvisamente davanti un metahorror amatoriale girato da cani in un solo piano sequenza, con attori basiti, scene misteriosamente troppo lunghe o non mostrate e molto altro ancora. Poi il film sugli zombi dopo 40 minuti finisce (senza un vero finale tra l'altro) e inizia praticamente un altro film; quello che abbiamo visto era tutta finzione, adesso inizia la seconda parte, ovvero la genesi di quei 40 minuti, la produzione. E' in questo secondo atto, in cui si passa sciaguratamente dall'horror al drammatico, che atroci dubbi e rimorsi invadono la mia mente, del tipo "ora capisco perché non c'è nessuno in sala", "come ha fatto ad avere successo questa mezza porcata", ma vado avanti (a fatica). E arriva fatidico il terzo atto: la realizzazione del film. E' lì che avviene il miracolo, che scatta un click. E' lì che finalmente capisci perché la prima parte faceva così schifo e la seconda cambiava drasticamente di registro: il regista ci stava prendendo in giro alla grande. Tutto infatti acquisisce magicamente senso e ciò che ci accompagna fino alla fine è un delirante e memorabile backstage di quel piano sequenza di 40 minuti! Lo scarto tra finzione e reale, che già mette a dura prova lo spettatore all'inizio, qui si assottiglia ancora di più, il concetto di "film nel film" diventa estremo (e aspettate di arrivare ai veri titoli di coda per confondervi ulteriormente...) e richiama alla mente alcuni film di Sion Sono (Why don't you play in the hell e Antiporno). Si finisce così col perdersi in un ingegnoso e divertentissimo labirinto di situazioni grottesche e paradossali da cui non si vorrà più uscire (sfido chiunque a non ridere sulla scena della "piramide umana")... se non per ricominciare da capo! Il bello è proprio questo, come finisce il film, data la sua struttura (circolare), verrà automatica la voglia di andarlo a vedere di nuovo, ovviamente per cogliere appieno i trucchi che il regista ha usato
per la realizzazione di quello che è probabilmente il più originale horror giapponese degli ultimi anni.

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